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Web Reputation e Diritto all’Oblio su Google

Il diritto all’identità e la tutela della propria web reputation sono strettamente legati ai concetti di diritto all’oblio e il diritto alla deindicizzazione. Perché dovremmo voler tenere online degli aspetti su di noi, quando non sono veritieri o travisati? Perché dovremmo permettere a chiunque di scrivere su di noi e riportare notizie che possono danneggiare la reputazione? Ecco gli strumenti utili per la nostra tutela. Sparire dal web e dai risultati dei motori di ricerca non è solo un diritto, perché dopo tante battaglie, è finalmente realtà. Un aspetto importantissimo, soprattutto perché siamo noi stessi ad avere diritti sulla nostra identità. Secondo la definizione classica, è “il diritto di ognuno di evitare che la proiezione sociale venga travisata o distorta a causa dell’attribuzione di idee, opinioni o comportamenti specifici.” Anche il diritto all’identità, al pari del diritto all’oblio, dunque viene tutelato su web. E possibile, dunque, notizie diffamanti o i contenuti obsoleti, tutte quelle pagine diffamanti sul web che possono arrecare un danno concreto.

Quando Google è Costretto a Deindicizzare delle Pagine Web?

La Corte di Cassazione ha stabilito che Google è costretto a deindicizzare alcuni risultati, degli URL, nel momento in cui una persona lo desidera, soprattutto se si verificano determinate condizioni, ad esempio il danno alla reputazione e all’immagine. Sì, il diritto all’informazione rimane sacrosanto e prezioso, ma a tutto c’è un limite.  Nel caso di cronaca evidenziato nella sentenza della Cassazione:  “trattandosi di una persona conosciuta esclusivamente a livello locale, non si vede il bisogno di diffondere il suo nome ai fini dell’interesse pubblico. Cancellare una notizia da Google, eliminare dei risultati indesiderati, proteggere noi, chi siamo davvero, è possibile. Perché dovremmo osservare alcuni link negativi, se non diffamanti, senza poter fare nulla, senza poter far valere i nostri diritti? “Il diritto all’oblio sorge allorquando il soggetto intende porre fine all’evidenza di una notizia riguardante il suo passato, la cui permanenza in un archivio online possa recare pregiudizio alla sua attuale reputazione.” Così si era espressa la Corte d’Appello di Venezia. E non possiamo che esserne più che d’accordo: sul web, dobbiamo tutelarci. Dobbiamo insistere affinché avvenga una vera e propria educazione ad internet

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