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Costeja Gonzalez e il paradosso del diritto all’oblio

Il diritto all’oblio è stato per la prima volta portato alla luce dalla sentenza Costeja del 2014 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, o anche meglio conosciuta con il nome di Google Spain. A seguito della pronuncia ivi menzionata, anche conosciuta come il caso Google Spain, è stato definito l’obbligo a cura dei motori di ricerca i quali debbono eliminare notizie pregiudizievoli dal web collegati al nome di un determinato soggetto quando queste risultano essere obsolete o non veritiere ovvero non aggiornate Nel primo caso è possibile, evitando l’aggravio di spese anche giudiziali, contattare direttamente il webmaster, cioè il titolare o il gestore di un sito internet ed ha la possibilità di effettuare interventi di modifica, cancellazione o anche aggiornamento degli URL del sito dal quale abbiamo intenzione di rimuovere il contenuto.

Approfondimento della sentenza Costeja

La sentenza Costeja, che ha aiutato milioni di persone a vedersi cancellati i propri dati personali dal web, quando questi fossero inesatti, obsoleti o pregiudizievoli, è stata pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea nel maggio del 2014 e ha preteso chiarire che “un interessato persona fisica ha la facoltà di chiedere al fornitore del motore di ricerca, di rimuovere notizie pregiudizievoli, obsolete e non aggiornate nonché link verso pagine web dall’elenco di risultati, anche definiste query, che appare nei suggerimenti successivamente all’immissione nella barra apposita di parole chiave e dati, quali nome e cognome di un soggetto.  

A seguito della pronuncia di cui si parla, gli interessati ad ottenere la cancellazione o la deindicizzazione dei loro dati personali dai motori di ricerca, sono sempre più consapevoli del loro diritto di cancellazione

La storia di Mario Costeja Gonzalez

La storia processuale di Mario Costeja è la seguente: il soggetto aveva proposto richiesta di reclamo all’Agenzia spagnola di protezione dei dati, in acronimo AEPD, contro un quotidiano molto famoso nella regione della Catalogna, La Vanguardia Ediciones SL e contro Google Spain. Costeja lamentava che laddove si inserisca il proprio nome nel motore di ricerca Google, l’elenco dei risultati mostrava alcuni link che rimandano sole due pagine del quotidiano citato, aventi data gennaio e marzo 1998.

La decisione del Garante Spagnolo

La decisione che per certi versi appare essere paradossale, è quella che vede il rigetto del ricorso del Sig. Costeja. Invero, nel marzo del 2015, il Sig. Costeja aveva chiesto, a seguito del rigetto della medesima richiesta a Google, all’Autorità spagnola privacy, equivalente al nostro Garante Privacy, di ordinare a “Big. G” di deindicizzare un post dove veniva ripercorsa la propria intera vicenda processuale partendo proprio dai debiti da lui contratti avverso le Casse reali spagnole, aggiungendo particolari sulla propria vita personale, spingendosi fino a pubblicare una sua fotografia.

L’Autorità spagnola però, a differenza della Corte di Giustizia del 2014,, non ha accettato la richiesta del Costeja ordinando a Google di non deindicizzare oggetto del reclamo chiarendo che “in questo caso, sembra che l’URL che si chiede di deindicizzare include informazioni su di lei rilevanti per il pubblico e non obsolete. Quindi, possiamo concludere che il riferimento a questo materiale nei risultati di ricerca è giustificato dall’interesse pubblico ad avere accesso ad esso”. 

Un paradosso per il signor Costeja, il quale ha fatto giurisprudenza e ha dato a tante persone la possibilità di essere dimenticati sul web.

 

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