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Diritto all’oblio nel mondo: il caso dell’Avvocato George Defteros in Australia

Nell’ultimo decennio la crescente digitalizzazione della vita ognuno di noi ha comportato diversi cambiamenti, soprattutto rispetto al modo di cercare e trovare informazioni riguardo alle persone che ci circondano. Google, il più noto motore di ricerca, permette agli utenti il facile reperimento e molto veloce di informazioni su un qualsivoglia avvenimento ed una determinata persona attraverso parole chiave e query. Il database di Google, seppur utile, in alcuni casi risulta essere deleterio per tutti quei soggetti che sono stati interessati da accadimenti pregiudizievoli. 

Il diritto all’oblio

La conservazione per un tempo indefinito dei dati attraverso le ricerche Google consta all’interessato della notizia pregiudizievole, la quasi impossibilità di obliare le proprie colpe passate e di rimando non consentirgli di ricostruirsi una nuova identità sociale.

Per limitare la problematica, che notoriamente prende il nome di diritto all’oblio, Google ha messo a disposizione alcune tutele per colui che voglia rimuovere notizie dalle ricerche Google, anche a discapito dell’interesse storiografico cui le notizie stesse si fanno portavoce.

Già nell’anno 2012 l’Europa iniziava a parlare di diritto all’oblio, tentando attraverso un lavoro di non poco conto, a limitare la raccolta delle informazioni personali, proponendo un’informativa chiara e completa in cui spiegare i fini della stessa per consentirne la rimozione completa. Nel 2016, poi, si è giunti al Regolamento sulla Protezione dei Dati GDPRche ha positivizzato sia i diritti che le modalità di tutela degli stessi, i quali nelle normative previgenti venivano affidati soltanto a pronunce di tipo giurisprudenziale, a livello nazionale che europeo.

Il caso dell’Avvocato George Defteros in Australia

Proprio nel 2016, anno dell’introduzione del Regolamento sulla protezione dei dati personali, l’avvocato australiano George Defteros ha richiesto a Google di rimuovere un articolo dalle propri query di ricerca. L’articolo risaliva all’anno 2004 e riportava le notizie inerenti ad alcune accuse di omicidio contro il signor Defteros che furono però in seguito ritirate. L’avvocato, però, citava Google con l’accusa di diffamazione successivamente del rifiuto dell’eliminazione dell’articolo.

Il processo contro Google del 2020

Solo nel 2020, la giustizia della corte suprema si è pronunciata stabilendo, con una sentenza che l’articolo “implicava che il signor Defteros ha attraversato il confine da avvocato professionista a confidente e amico di criminali.” Questo particolare pensiero era dovuto al fatto che l’Avvocato aveva rappresentato, nell’ambito dell’esercizio della sua professione, diversi criminali. L’opinione di Google è volta a sostenere che il motore di ricerca non è non editore e dunque non può essere obbligato a controllare le notizie, vere o false che siano, come se lo fosse. Altresì, il Team di Google rilascia una dichiarazione in merito, che qui si intende riportare: “l’inevitabile conseguenza di lasciare inalterata la decisione della corte d’appello è che Google sarà tenuta a fungere da censore escludendo dai suoi risultati di ricerca qualsiasi pagina web su cui si contesta la denuncia, anche quando, come in questo caso, la pagina web può essere oggetto di legittimo interesse alla parte sostanziale di persone che lo cercano ed è pubblicato da una fonte di notizie rispettabile.”

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