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Diritto all’oblio, il caso Yahoo!

Il termine diritto all’oblio viene inteso come il potere di disporre dei propri dati personali, nel senso di poter scegliere e richiedere la cancellazione dei dati o anche del proprio nome addirittura sui motori di ricerca, o ancora la rimozione di articoli e notizie in internet che hanno dominio pubblico e che riguardando il soggetto interessato. In questo senso quando ci si accosta alla sfera della privacy di un soggetto, e soprattutto nella ipotesi in cui si utilizzi l’espressione diritto all’oblio, si fa riferimento alla facoltà dell’interessato ad essere dimenticato o non essere più collegato ad una determinata notizia che lo riguarda, la quale può creargli disagio. Il Garante Privacy, autorità competente alla verificazione del rispetto delle norme sulla privacy e sul codice in materia di dati personali, può essere chiamato in causa attraverso la compilazione di un reclamo, proprio per la richiesta di rimozione delle informazioni ovvero la deindicizzazione dei dati personali.

La giurisprudenza sul diritto all’oblio

Non è infrequente che la giurisprudenza si esprima in merito a casi di diritto all’oblio, basti pensare al primo caso eclatante divenuto leading case, la sentenza Costeja. La Corte di Giustizia europea nel 2014 si pronunciava proprio al riconoscimento ed all’importanza del diritto ad essere dimenticati, ed altresì lo definiva come il diritto di un soggetto ad esigere la rimozione di informazioni e/o dati obsoleti, o che non sono più necessari per le finalità per le quali erano stati raccolti e trattati, ed ancora perché l’interessato ne ha ritirato il consenso. Dunque l’interessato ha il diritto di richiedere ai motori di ricerca come Google di rimuovere determinati risultati all’interno delle query correlate al nome di un utente. Tutto ciò premesso, non può non prescindersi dall’esaminare, seppur brevemente, la normativa vigente che consente ai singoli individui o anche persone giuridiche che lo richiedano di rimuovere contenuti da Google o più in generale dal web quando questi siano obsoleti o non più veritieri. Sul punto Google si vuole precisare che Google è tenuto a vagliare le richieste di deindicizzazione e rimozione dei contenuti online che sono presentate dagli interessati, decidendo poi se accogliere o meno in base al bilanciamo dei due contrapposti interessi sul piano della privacy: il diritto all’oblio e il diritto di cronaca e di informazione.

Il caso Yahoo

Ancora, con la recentissima sentenza nr. 3952/2022, la Corte di Cassazione, si pronunciava in merito ad un ricorso promosso da “Yahoo!”, e decretava che la rimozione della copia delle cache, cioè la memoria principale in cui risiedono i dati che riguardano informazioni accessibili tramite un motore di ricerca, è necessitata dall’effettuazione di un bilanciamento tra il diritto all’oblio dell’interessato ed il diritto storiografico inerente all’acquisizione dell’informazione relativa ai fatti nel loro complesso attraverso parole chiave differenti dal nome della persona. Sentenza che farà molto discutere laddove, oggi, anche per rimuovere le cache ci sarà bisogno di bilanciare i diritti del singolo e della collettività.

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