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5 esempi pratici di diritto all’oblio su Google

Nell’ultimo decennio la crescente digitalizzazione della vita ha comportato molti ed importanti cambiamenti sia a livello sociale che giuridico, livelli che spesso risultano in commistione tra loro.

Un effetto pratico dell’evento che qui si descrive è quello conseguente alla c.d. digitalizzazione delle interazioni sociali, da intendersi come fenomeno in cui le interazioni comuni vengono trasferite dal piano reale a quello virtuale.

Google da maggio 2021, vale a dire dal momento in cui le leggi dell’UE sul diritto all’oblio sono entrate in vigore ha rimosso un totale di circa 12 articoli della BBC News da alcuni risultati di ricerca.

Preliminarmente è utile rimarcare come la conservazione per un tempo indefinito dei dati e, allo stesso modo, l’immediata reperibilità degli stessi, rappresentano il punto di forza e la debolezza dell’era digitale. Questo è uno dei profili maggiormente delicati con cui si confronta il tema del diritto all’oblio, cioè, per le ragioni suesposte, la quasi impossibilità di obliare le colpe passate con la conseguenza di non consentire, a chi sia stato reo, di ricostruirsi una nuova identità. 

Il diritto alla deindicizzazione

Il GDPR ha previsto che il diritto alla deindicizzazione possa essere esercitato in presenza di alcuni presupposti tassativi, sempre rispettando i diritti fondamentali in gioco, vala dire il diritto all’oblio del singolo interessato e l’interesse collettivo ad essere informati sulle vicende di cronaca.

Il diritto alla deindicizzazione ed alla cancellazione dei dati personali dal motore di ricerca, o più in generale dal web, può essere esercitato ogni laddove il trattamento dei dati personali sia illegittimo, non più attuale o necessario e che sia effettuato in assenza del consenso dell’interessato. 

5 casi pratici di diritto all’oblio

Analizziamo insieme ora brevemente 5 casi pratici di diritto all’oblio a seguito di sentenze dei Tribunali di merito italiani.

Il Tribunale di Lucca, sentenza del 19 gennaio 2019 n. 96

Secondo il Tribunale Lucchese è insussistente il diritto all’oblio òaddove venga inteso nel senso di “proiezione dinamica del diritto della persona”, Invero, quando i fatti non trovano più diffusione nel pubblico e siano risalenti a un anno prima, periodo insufficiente ad affievolire l’interesse collettivo alla conoscenza della notizia.

Tribunale di Firenze, sentenza dell’11 febbraio 2019 n. 452

Secondo il Tribunale di Firenze che ha emesso la sentenza in oggetto, il diritto alla riservatezza riguarda anche il testimone. Nel caso di specie veniva statuito che il testimone, non poteva riferire in udienza rispetto a fatti giudiziari avvenuti nel 1980, laddove non pertinenti, inutili e non richiesti. Il teste è stato così condannato a risarcire il danno aver violato il diritto alla reputazione e all’oblio.

Tribunale di Roma, sentenza del 12 luglio 2018 n. 12048

In punto di vicende non concluse il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza in merito alle ipotesi di notizie risalenti al 2013. Le stesse possono considerarsi attuali laddove la vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa, le notizie sono di interesse pubblico e riguardano un’importante indagine giudiziaria che ha coinvolto numerose persone, anche se solo in ambito locale.

Tribunale Roma, sentenza del 24 gennaio 2017, n.1303

Ancora, quarto caso è inerente sempre al diritto all’oblio ma in questo caso dell’utente. Ebbene, il diritto all’oblio non può giungere a fare rimuovere una notizia che lo riguardi dall’archivio della testata giornalistica, che svolge una finalità di memoria informatica, comunque fruibile per informazioni e per approfondimenti di momenti storici e sociali del paese.

Tribunale di Milano, sentenza dell’8 gennaio 2018 n. 419

Ultimo, ma non per importanza è il caso inerente alla domanda che deve essere precisa e completa. La richiesta di deindicizzazione al motore di ricerca, che possa essere Google o meno, secondo il Tribunale deve essere precisa e indicare tutti i link da rimuovere.

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