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Le statistiche dettagliate di Google sul diritto all’oblio

 

Il termine diritto all’oblio viene inteso come il potere di disporre dei propri dati personali. Per disposizione si intende la cancellazione dei dati che si presentano sotto forma di articoli o notizie nel web di dominio pubblico riguardanti il soggetto interessato.

In questo senso quando ci si accosta alla sfera della privacy di un soggetto, e soprattutto nella ipotesi in cui si utilizzi l’espressione diritto all’oblio, si fa riferimento alla facoltà dell’interessato ad essere dimenticato o non essere più collegato ad una determinata notizia che lo riguarda, la quale può creargli disagio. 

In maggioranza, queste circostanze sono per lo più connesse a vicende di natura giudiziaria di carattere penale. Si pensi a vicende riguardanti omicidi, reati tributari o casi di pedofilia, in queste particolari ipotesi viene da sé che il reo, soprattutto se interessato da una pronuncia assolutoria non voglia più essere accostato alla vicenda storica, e voglia avere la possibilità di vedere riabilitato il proprio nome ed il proprio status sociale.

Prescindendo dalle ipotesi delle pronunce assolutorie, casi che vengono trattati in maniera dettagliata all’interno della riforma Cartabia, si pensi anche alle ipotesi di notizie caricate in rete che siano erronee o obsolete, e che, tramite link o indici di informazioni, continuano in ogni caso a pregiudicare l’interessato nei propri rapporti sociali.

La protezione di Google in caso di diritto all’oblio

Preliminarmente è utile chiarire che le motivazioni che spingono un soggetto a voler rimuovere un contenuto dalla rete sono molteplici, invero su internet non è inconsueto che circolino contenuti diffamatori che mettono a rischio la reputazione di un soggetto, rischiando così di danneggiarlo a livello professionale e personale. Ebbene per ragioni di privacy, è lecito avere il diritto di richiedere la rimozione di determinate informazioni personali che ci riguardano, e di essere dimenticati in relazione ad una speciale fatto storico, questo prende il nome di diritto all’oblio.

Google mette a disposizione prima di tutto un modulo atto alla rimozione delle informazioni personali, possano queste essere contenuti, come immagini, video o notizie, o ancora URL con la correlata indicizzazione del nostro nome.

Richieste di rimozione Google

Ad oggi le richieste di rimozione di contenuti lesivi o ovvero di URL pregiudizievoli per la reputazione online del soggetto interessato sono circa 1.268.282. Google, nella pratica a seguito di ricezione della richiesta tramite il nostro modulo web per il diritto all’oblio, sottopone la stessa ad un attento esame manuale. Quando il team di Google prende dunque una decisione, la persona in questione riceve un’email che la informa dell’esito e della valutazione compiuta da Google fornendo anche una breve spiegazione qualora non dovesse procedere con la rimozione dell’URL. 

Uno degli ultimi esempi è quello di una richiesta proveniente dall’Austria, per cui un genitore, aveva espresso la volontà per conto del proprio figlio, di cancellare da Google 97 URL nel 2019; secondo i siti di social media e gli articoli di notizie, l’altro genitore avrebbe denunciato la scomparsa del minorenne. Il richiedente ha fornito le prove che confermavano che fosse l’unico tutore del minorenne e che quest’ultimo non fosse scomparso. Il risultato è stato positivo per bene 92 URL, per le altre invece non è stato possibile evadere la richiesta in quanto le informazioni erano incomplete.

 

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