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Il Garante conferma: non puoi cancellare notizie penale da Google se il procedimento è aperto

Il diritto all’oblio permette al soggetto interessato di rimuovere informazioni, dati, URL e notizie che abbiamo contenuto pregiudizievole. La rimozione ovvero la deindicizzazione appaiono possibili con più facilità laddove i contenuti sopra menzionati abbiano carattere di obsolescenza, o ancora non siano aggiornate e dunque, proprio per questo cagionano un danno all’immagine, ed alla reputazione online e fisica dell’interessato.

Il procedimento di rimozione in breve

Il reclamo al fine di ottenere la rimozione può essere presentato agli stessi motori di ricerca, i quali forniscono un modulo apposito, come il modulo Google per la cancellazione di dati personali o di un URL in particolare che possa risultare pregiudizievole al soggetto che ne fa richiesta.  Ovviamente come il Garante, anche il motore di ricerca dovrà vagliare la correttezza e la sussistenza dei requisiti per poter eliminare la notizia. Uno dei requisiti è sicuramente l’obsolescenza ovvero che la notizia non importi più un certo interesse storiografico per la collettività. Per interesse storiografico si fa riferimento a quel particolare interesse del pubblico dettato dalla: vicinanza temporale della notizia, procedimento penale magari ancora aperto ed anche dalle caratteristiche soggettive del reclamante, il quale ricopre una funzione pubblica ovvero di pubblico interesse, quale imprenditore, politico, medico di fama nazionale etc.

La vicenda 

Ci si è chiesti se potesse sussistere in ogni caso l’interesse alla rimozione di articoli, notizie etc. anche in relazione a procedimenti penali ancora pendenti, in tal caso la risposta del Garante non si è fatta attendere, poiché questa domanda è stata posta all’interno di un procedimento di reclamo a lui indirizzato. Il provvedimento origina dalla lamentela dell’interessato contro il pregiudizio arrecatogli per l’effetto  della reperibilità dei contenuti da lui indicati in reclamo al Garante. Invero, il reclamante chiarisce che il suo nome viene riportato molteplici volte all’interno dell’articolo anche per fatti in cui l’autorità giudiziaria non ha, ancora, disposto il rinvio a giudizio. Ancora, che gli articoli sono risalenti all’anno 2011 e che per effetto di questo procedimento non ha subito alcuna condanna.

La risposta di Google

Google, come è chiaro, risponde di non poter far nulla, men che meno adottare provvedimenti di deindicizzazione o rimozione in merito alla richiesta avanzata dall’interessato, poiché gli articoli oggetto del reclamo rinviano ad un procedimento penale ancora pendente. Dunque in ossequio al principio di interesse pubblico, e di aggiornamento anche ai sensi dell’art. 17 GDPR, Google ritiene di non dover procedere con la rimozione degli articoli e delle URL indicate dal reclamante.

La decisione del Garante

Il Garante dal canto suo ritiene che la vicenda portata ala sua attenzione dall’interessato sia una parte di una vicenda ancora più complicata che ha riguardato anche altri soggetti, tra cui, come detto in apertura, soggetti che ricoprono un ruolo di interesse pubblico tra cui: funzionari di alcuni istituti di credito, rispetto ai quali la notizia assume carattere di importante pubblicità per i consociati. Il Garante ancora, e qui si cita, chiarisce che le condotte vengono “descritte, in termini giornalistici, nel loro complesso, ovvero senza riportare le imputazioni specifiche formulate a carico di ciascun soggetto, in quanto la finalità informativa sottesa appare per lo più riconducibile all’intento di descrivere il sodalizio sviluppatosi attraverso il collegamento tra varie ipotesi di reato, tra le quali il riciclaggio che, contrariamente a quanto affermato dal reclamante, appare citato negli articoli indicati”. Dunque, secondo l’Autorità l’interesse pubblico in questo particolare caso deve ritenersi sussistente rispetto al bilanciamento con l’interesse del singolo di vedersi cancellati gli articoli che gli recano pregiudizio alla reputazione.

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