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A Mumbai un interessante caso di cancellazione di notizie da Google

Il fatto

La Star dei reality televisivi, Ashutosh Kaushik, è stata arrestata nel giugno 2009, per guida in stato di ebrezza a Mumbai e dai rapporti si evince che non avesse né casco né patente. La sua condanna ha previsto il pagamento di 3.000 rupie ed un giorno di prigione che ha regolarmente pagato e scontato ma a causa dei video e dei dati presenti in rete relativi all’evento sta ancora pagando. Kaushik presenta quindi una richiesta di rimozione all’Alta Corte di Delhi ritenendo di poter esercitare il proprio diritto all’oblio (o all’essere – appunto – dimenticati) relativamente alle informazioni ed ai video che lo riguardano sull’accaduto. Il video e le informazioni sul proprio arresto hanno rovinato la reputazione della Star all’apice del suo successo poiché i datori di lavoro hanno confermato di non fidarsi più di lui in base ai risultati trovati su Google. Il diritto all’oblio è una questione costituzionale particolarmente spinosa negli ultimi tempi in quanto, per la sua concreta applicazione, deve essere contemperato da un lato il diritto alla privacy e dall’altro il diritto all’informazione. Il suo esercizio consiste nella richiesta da parte dell’interessato di rimuovere i propri dati personali e le proprie notizie che lo riguardano al proprietario del sito web affinché gli stessi non compaiano nei risultati di ricerca.

Il diritto all’oblio in India: de iure condendo

In India oggi il diritto all’oblio non è riconosciuto ai senti dell’Information Technology Act del 2000 ma è presente un riferimento alla sua applicazione all’interno del disegno di legge sulla protezione dei dati personali del 2019. Infatti all’art. 20 è stabilito che può essere esercitato il diritto all’oblio ma solo a determinate condizioni. L’intento è chiaramente quello di ricalcare la normativa europea GDPR ma in India, l’interessato che voglia chiedere la rimozione dei propri dati sensibili in rete deve “passare attraverso giudici nominati dal governo ed anche in questo caso il suo esercizio non è illimitato”. L’Avvocato di Kaushik, Akshat Bajpai, è sicuro che questo caso in India avrà un notevole peso poiché si troverà a doversi scontrare con la concreta applicazione del diritto all’oblio in questo particolare momento storico di “innovazione” della materia.

La situazione odierna in India 

Attualmente ci sono poche sentenze dell’Alta Corte indiana sul tema del diritto all’oblio e tutte si muovono verso l’accoglimento della cancellazione o deindicizzazione di Google dei dati di cui viene richiesta la rimozione. L’Avvocato non lo ritiene un gran risultato perché afferma “si trattava di persone comuni, il nostro caso riguarda una celebrità quindi la posta in gioco dell’invasione privacy è molto alta”. Bajpai afferma che le loro comunicazioni legali a Google sono rimaste senza risposta: “Queste grandi aziende tecnologiche non si preoccupano davvero dei nostri diritti alla privacy. Siamo di gran lunga inferiori rispetto alle nostre controparti europee”, afferma. L’Unione Europea è stata in grado di disciplinare molto meglio la materia del data protection, infatti erano pronti già a partire dagli anni ’90 ed il tutto si è perfezionato con il GDPR quindi i motori di ricerca e le app di social network erano già pronti e consapevoli di queste norme, l’India invece solo ora inizia a porsi questo tipo di problema.

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