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Un’altra forma di diritto all’oblio, il disagio dei pazienti oncologici

Il diritto all’oblio, viene introdotto nel nostro ordinamento il c.d. diritto all’oblio vale a dire quel diritto all’essere dimenticati. Che normativamente viene disciplinato, oggi, dall’art. 17 del Regolamento (UE) nr. 679/2016 sulla protezione dei dati personali, o anche meglio conosciuto come GDPR.

La norma stabilisce una serie di motivazioni alla presenza delle quali l’interessato ha il diritto di ottenere dal Titolare del Trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ritardo. Per fare un esempio, un soggetto può richiedere la cancellazione ad esempio del proprio nome da Google nel caso in cui i propri dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per i quali sono stati raccolti o trattati o quando si sia revocato il consenso al trattamento o quando ancora i dati siano stati raccolti in maniera illecita.

Un’altra forma di diritto all’oblio

Il diritto all’oblio di cui si è parlato sopra può essere trasposto in molteplici ambiti, uno di quelli che ha acquistato notevole rilevanza nel corso del tempo è quello inerente ai pazienti oncologici. Infatti, si rileva come in Italia siano, per fortuna, circa un milione coloro che hanno superato questa terribile malattia, ma che tuttavia debbono affrontare, oltretutto, impedimenti che ostacolano la ripresa di un’esistenza che possiamo definire all’insegna della normalità. Nel dettaglio, dopo la conclusione delle cure antitumorali vengono discriminati nell’accesso ai servizi finanziari come ad esempio i prestiti in banca, ovvero anche nelle polizze assicurative, proprio perché erano affetti da un tumore. Dunque, anche questo fenomeno può essere assoggettato al genus del diritto all’oblio, ad oggi, un paziente oncologico ancorché guarito è costretto a dichiarare il proprio status di salute pregresso all’atto dell’accesso a servizi, come si è detto, finanziari, assicurativi o anche in campo lavorativo anche se è trascorso un periodo di tempo dalla diagnosi e dalla conclusione dei trattamenti. La richiesta del diritto all’oblio per i pazienti guariti da malattie oncologiche arriva dai medici oncologi e dai pazienti, in una conferenza stampa tenuta a Roma alla Camera dei Deputati. Si è chiarito, in questa conferenza che serve una norma che sia in grado di garantire, così come per la rimozione di dati e contenuti pregiudizievoli dal web, di cui all’art. 17 del GDPR, anche i soggetti che hanno la stessa aspettativa di vita di chi non ha ricevuto la diagnosi. 

Come funziona in altri paesi il diritto all’oblio per i pazienti guariti da tumori

In Europa, la situazione è ben diversa, infatti se si prende ad esempio la Francia, che è stato il primo Paese decretare con legge il fatto che i soggetti aventi una pregressa diagnosi oncologica, trascorso dalla fine del trattamento il lasso di tempo pari ad anni dieci, ovvero cinque le persone affette da un tumore prima degli anni 18, non sono tenute ad informare né gli assicuratori né tantomeno le agenzie di prestito sul loro precedente status di malattia. Sulla scorta della Francia, allo stato anche il Belgio, il Lussemburgo, l’Olanda e più di recente il Portogallo hanno stabilito la medesima disciplina, al fine di tutelare le persone guarite dal pregiudizio di una minore aspettativa di vita rispetto alle altre, situazione, che preclude molti servizi. 

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