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Diritto all’oblio sui motori di ricerca, una panoramica nel 2022

Il diritto all’oblio si staglia come uno dei diritti di nuova generazione, infatti questo nasce solo nel 2014 con la sentenza di Google Spain, anche conosciuta come sentenza Costeja.

C’è da dire infatti che proprio la giovinezza del diritto all’oblio ha permesso a Google dal momento in cui le leggi dell’UE sul diritto all’oblio sono entrate in vigore, di cancellare moltissimi articoli pregiudizievoli per i soggetti, i quali andavano a subire un patii rispetto alla propria reputazione online.

Invero, è sicuramente di grande necessità rimarcare come la conservazione per un tempo indefinito dei dati e, allo stesso modo, l’immediata reperibilità degli stessi, rappresentano il punto di forza e la debolezza dell’era digitale. Questo è uno dei profili maggiormente delicati con cui si confronta il tema del diritto all’oblio, cioè, per le ragioni suesposte, la quasi impossibilità di obliare le colpe passate con la conseguenza di non consentire, a chi sia stato reo, di ricostruirsi una nuova identità.

È possibile richiedere il risarcimento del danno per il diritto all’oblio?

Secondo la giurisprudenza più recente (Cassazione civile sez. I, 28/03/2022, n.992), l’azione di risarcimento del danni a seguito del trattamento illecito dei propri dati personali non si configura quale diritto all’oblio, infatti questo si concretizza rispetto al web e solo attraverso un’azione rivolta a coloro che siano titolari dei motori di ricerca per l’indicizzazione della pagina web e non certamente per legittimare una pretesa risarcitoria nei confronti di chi abbia scritto un libro le cui pagine sono state successivamente inserite anche in internet. 

Nel caso di specie la cassazione si era adoperata sulla vicenda che vedeva interessato un soggetto leso da alcune informazioni a seguito della pubblicazione di un libro, il soggetto interessato aveva per questo richiesto il ritiro dal commercio.

La cassazione però spiega come in questo particolare la liceità del trattamento dei dati deve essere valutata riguardo al perimetro dell’esimente dettata dal codice della privacy ma sempre nel contesto dei limiti dell’attività di giornalismo cui parametro base è l’art. 137 comma 2.

Il necessario bilanciamento del diritto all’oblio: l’interesse storiografico 

Per limitare la problematica del diritto all’oblio e per evitare che questo si trasformi in un mezzo di abuso del diritto, lo stesso Google ha messo a disposizione alcune tutele per colui che voglia rimuovere notizie dalle ricerche Google, anche se comunque vi devono essere delle condizioni per poterlo attivare, primo fra tutti l’interesse storiografico.

Invero, proprio la Corte suprema nr. 9923 del 2022 ha chiarito sul punto dell’interesse storiografico quale bilanciamento del diritto all’oblio, infatti, all’esito del bilanciamento tra libertà d’informazione e diritto alla privacy rispetto ai dati personali del singolo, “non sussiste alcun superamento dei limiti dell’attività giornalistica laddove l’autore di un libro riporta la notizia vera di una precedente condanna per truffa, anche se non riportata nel casellario giudiziale”. In questo senso si è espressa la Cassazione con la sentenza ora citata che ha confermato così la decisione di primo grado che vedeva negato il risarcimento al soggetto leso poiché non vi era stata alcuna violazione della privacy, ma semplicemente un uso corretto del diritto di cronaca giudiziaria.

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