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Diritto all’oblio su Google: le sanzioni delle Autorità

Diritto all’oblio su Google: le sanzioni delle Autorità

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Parlando di diritti di nuova generazione non può non menzionarsi il c.d. diritto all’oblio il quale è quel diritto che ha la funzione di rimuovere da internet, o più in generale dal web, i dati personali di un soggetto al fine di non recargli un danno ingiusto, laddove questi siano obsoleti o non aggiornati. Per poter adire il diritto all’oblio nei confronti dell’interessato, il Titolare che ha nella sua disponibilità quelle informazioni del soggetto che sono state divulgate su un determinato sito web o anche su di una pagina di un social, se rispetta determinati requisiti, conserva l’obbligo di rendere edotto della richiesta di rimozione tutti gli altri titolari che trattano allo stesso modo i dati personali cancellati. Sul punto, ai sensi dell’art. 17 par. II del GDPR si fa riferimento a “qualsiasi link, copia o riproduzioni”.

L’interpretazione del diritto all’oblio

In una nota sentenza della Corte di Giustizia Europea si parla della legittimità della diffusione delle informazioni. Ebbene la giurisprudenza è concorde nel definire che è il diritto alla protezione dei dati personali non è un diritto assoluto, ma, anzi, che deve essere sempre e proporzionalmente considerato in relazione alla propria funzione sociale tanto da essere bilanciato con gli altri diritti fondamentali, tenendo conto del principio di proporzionalità. A dare prova di quanto appena definito in questo momento  è stato chiarito che a seconda delle circostanze del caso, i Titolari del trattamento possono rifiutare la deindicizzazione di un contenuto laddove possano dimostrare che l’inclusione di un simile contenuto nell’elenco di risultati è strettamente necessario per la tutela della libertà di informazione degli utenti di Internet e dell’interesse storiografico della collettività.

Le sanzioni dell’Autorità Garante contro la violazione delle norme in materi adi privacy 

A questo punto è bene parlare della pesante sanzione da circa 10 milioni di euro che è stata irrogata a Google da parte dell’autorità per la protezione dei dati personali spagnola, che viene conosciuta sotto l’acronimo A.E.P.D. In questo senso l’autorità per la protezione dei dati personali spagnola ha contestato a Google e nello specifico nella funzione del “Mountain View” due infrazioni che testualmente l’Autorità definisce come “gravissime”, la motivazione è la seguente: “aver ceduto illecitamente dati a terzi “e ”ostacolato il diritto all’oblio dei cittadini”. A renderlo noto è lo stesso garante con un comunicato stampa diramato lo scorso 18 maggio.

Da dove proviene la maxisanzione contro Google

A dare avvio alla procedura di accertamento e di conseguente irrogazione della sanzione sono state due denunce che venivano inoltrate all’autorità spagnola di protezione dei dati personali nel periodo tra settembre e ottobre del 2018. In queste denunce i soggetti lamentavano che il colosso Google aveva raccolto i dati personali dei soggetti che compilavano  il modulo online per chiedere la non indicizzazione dei contenuti che li riguardano, però questi dati venivano inviati ad un database del progetto Lumen dell’Università di Harvard, da cui, poi, conseguentemente, venivano diffusi in rete. E dunque veniva effettuato un ulteriore trattamento di dati personali che non era menzionato nell’informativa privacy di Google. Con il Provvedimento PS/00140/2020, il garante per la privacy spagnolo emetteva la maxi sanzione, e, ancora, ordinava a Google di modificare la procedura mediante la quale i cittadini potevano effettuare la richiesta di cancellazione dei dati personali, ovvero di diritto all’oblio, nonché veniva ordinato all’azienda americana di eliminare tutti quei dati personali che erano stati oggetto di richieste di diritto all’oblio e  comunicate al Project Lumen, invitando quest’ultimo a cessare l’utilizzo di tali dati personali, con la conseguente cancellazione dai propri archivi.

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