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Diritto all’oblio: il Garante spagnolo multa Google per il Lumen Database

Preliminarmente è bene comprendere cosa sia il Lume Database, e per farlo è necessario chiarire cosa sia il progetto Lumen. Ebbene, il Lumen è un programma di ricerca indipendente gestito dal Berkman Klein Center for Internet & Society della Harvard Law School. Il database di Lumen accoglie una quantità ingente di richieste che hanno come finalità quella di cancellare contenuti. Siffatte richieste vengono condivise volontariamente, come d’altronde fa Google, da varie aziende diverse. Lo scopo principale del progetto è quello di agevolare le ricerche accademiche di settore inerenti proprio alla disponibilità dei contenuti online. Lumen, ancora, si preoccupa della nostra privacy e dunque nasconderà tutte le informazioni personali del mittente della segnalazione, come ad esempio il numero di telefono, l’email, l’indirizzo etc.

Ebbene, nell’ambito dell’impegno di Google di garantire la trasparenza, una copia di ogni notifica legale che il motore di ricerca riceve potrebbe essere inviata al progetto Lumen per la pubblicazione. 

La sanzione per Google da circa 10 milioni di euro

È stata inflitta a Google, proprio a causa del progetto Lumen una pesantissima sanzione da 10 milioni di euro, ad emanarla è stata l’autorità per la protezione dei dati personali spagnola (AEPD), che ha contestato al browser americano due infrazioni molto gravi per aver in primo luogo “ceduto illecitamente dati a terzi “e poi ”ostacolato il diritto all’obliodei cittadini”. 

Perché è stata emanata la sanzione?

La sanzione origina da due denunce che erano arrivate all’autorità sulla protezione dei dati personali spagnola,  nel periodo tra settembre e ottobre del 2018. In queste denunce Google veniva accusato di aver raccolto i dati degli utenti che riempivano il modulo online per il diritto all’oblio e per richiedere contestualmente la deindicizzazione dei contenuti che li riguardano, inviandoli a un database del progetto Lumen dell’Università di Harvard, dove poi venivano diffusi online, ulteriore trattamento di dati personali che peraltro non era neppure menzionato nell’informativa privacy di Google.

Veniva censurato, nelle denunce la pratica dell’inoltro al progetto, si diceva infatti che invece che rispettare la volontà degli utenti che richiedevano il diritto all’oblio a Google, e dunque che i loro dati venissero rimossi ed evitassero di essere pubblici, venivano pubblicati rimanendo disponibili su Internet, e vanificando così la volontà degli interessati di esercitare il diritto ad essere ”dimenticati” in violazione all’art.17 del GDPR.

La sanzione e l’obbligo di cancellazione dei dati nel progetto Lumen

Oltre alla sanzione, il Garante per la privacy spagnolo ordinava alla società di cambiare la procedura per la quale i cittadini avessero potuto richiedere di esercitare il diritto all’oblio, riconosciuto dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, e anche di cancellare tutti i dati personali che sono stati oggetto di richieste di esercizio di diritto all’oblio comunicate al Progetto Lumen, consigliando quest’ultimo di terminare l’utilizzo di tali dati personali, eliminandoli dai propri archivi.

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