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Site icon Diritto All'Oblio su Google – Come Rimuovere il Proprio Nome dai Risultati di Ricerca

L’approccio di Google Europa al diritto all’oblio

KRAKOW, POLAND - 2018/10/29: Google logo is seen on an android mobile phone. (Photo by Omar Marques/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il diritto all’oblio, introdotto nel nostro ordinamento dall’art. 17 del Regolamento (UE) nr. 679/2016 sulla protezione dei dati personali, anche conosciuto come GDPR, è confacente a quel diritto di essere dimenticati. 

La norma di cui sopra determina una serie di cause alla presenza delle quali il soggetto interessato ha il diritto di ottenere dal Titolare del Trattamento l’eliminazione delle notizie pregiudizievoli allo stesso relative senza margini di ritardo. Per fare un esempio, un soggetto può richiedere la cancellazione del proprio nome da Google ovvero la rimozione dalle notizie dalle ricerche Google, nel caso in cui i propri dati personali non siano più indispensabili rispetto alle finalità per i quali venivano conseguiti o trattati o quando si sia revocato il consenso al trattamento o quando ancora i dati siano stati raccolti in maniera illecita.

Ad oggi, il diritto all’oblio è stato anche oggetto di riforma Cartabia sul processo penale, la quale determina l’ottenimento automatico della cancellazione dal web delle notizie de qua laddove sia incorso un provvedimento dell’autorità giudiziaria di assoluzione piena.

Uno sguardo alla sentenza Costeja

Nella famosa sentenza del maggio 2014, la Corte di giustizia dell’Unione europea  definiva così che il diritto all’oblio o più precisamente, consentisse agli europei di operare una richiesta ai motori di ricerca  per la cancellazione di alcuni indicizzazioni da risultati che mostrano in base alle ricerche per il nome di quella persona. 

Attuare il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio  a seguito della sentenza è divenuto legge grazie all’implementazione delle regole sulla privacy nonché del GDPR, anche se questa è legge solo a livello europeo e non globale. Altresì, vi sono molteplici esempi in tutto il mondo in cui i contenuti dichiarati illegali dalle leggi di un paese, sarebbero considerati legali in altri: un esempio è la Thailandia, nella quale vengono criminalizzati alcuni discorsi critici nei confronti del proprio re; la Turchia nella quale si puniscono discorsi critici, che di per sé potrebbero essere concessi con la scriminante del c.d. diritto di critica,  nei confronti di Ataturk, ed infine, non a titolo esaustivo ma solo esemplificativo, la Russia che imputa a titolo di illecito alcuni dei discorsi considerati sulla propaganda gay.

Le parole del regolatore Francese

Nonostante la riconosciuta supremazia del diritto all’oblio ormai come valore fondamentale, all’inizio quest’estate, il regolatore francese della protezione dei dati, anche chiamato in acronimo CNIL, ha inviato a Google un avviso formale ordinando a quest’ultimo di cancellare i link non solo da tutte le versioni europee di Ricerca, ma anche da tutte le versioni a livello globale, questo approccio sta a significare che una richiesta di eliminazione da parte di un individuo in Francia, laddove approvata, verrebbe rimossa non solo da google.fr e da altre versioni europee di Ricerca Google, ma da tutte le versioni di Ricerca Google nel mondo. Google, ritiene che nessun paese debba avere l’autorità per controllare a quali contenuti può accedere qualcuno in un altro paese. Infatti, il Team di Google più volte chiarisce che siffatto ordine sia asimmetrico e non necessario, preso atto che la maggioranza degli utenti del web per esempio in Francia, attualmente circa il 97%, accede una versione europea del motore di ricerca di Google come google.fr, piuttosto che a Google.com o qualsiasi altra versione di Google.

 

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