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Site icon Diritto All'Oblio su Google – Come Rimuovere il Proprio Nome dai Risultati di Ricerca

Cancellare dati personali dai motori di ricerca: il ruolo del Garante

Il diritto alla cancellazione dei dati personali dai motori di ricerca è una dei principali cambiamenti del GDPR. Nella prassi questo tipo di diritto viene comunemente definito diritto all’oblio e viene disciplinato ai sensi dell’art. 17 GDPR.  La disposizione della norma chiarisce che “l‘interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali, Il Garante per la protezione dei dati personali, o anche Garante Privacy è l’autorità amministrativa indipendente istituita dalla legge sulla privacy del 1996 e poi dal codice in materia di dati personali del 2003, deputata alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali nonché al rispetto ed alla dignità nel trattamento dei dati personali.

La giurisprudenza di Cassazione sul ruolo del Garante

Notizia che fa molto discutere è quella inerente alla pronuncia della prima Sezione civile della Corte di Cassazione, la quale ha letteralmente riformato i fattori circa la deindicizzazione ed eliminazione delle notizie contenute negli archivi informatici sul web. Infatti, specifica la Cassazione che laddove a procedere per detta cancellazione sia l’Autorità preposta al controllo della privacy e del corretto adempimento del codice della privacy quale il Garante, ciò che si potrà ottenere, al massimo per il soggetto che richiede la cancellazione sarà la deindicizzazione. Per aversi, invece, la più completa forma di tutela avverso le notizie pregiudizievoli, e qui si fa riferimento alla cancellazione dei dati sarà necessaria una sentenza. Questo orientamento richiama molto quello che è stato disposto dalla Riforma c.d. Cartabia, che prende il nome dal Ministro della Giustizia che l’ha promossa e varata. . Brevemente, si riconosce autenticamente il diritto all’oblio rispetto a quelle vicende giudiziarie che si concludono con una pronuncia assolutoria a formula piena, del tipo “perché l’imputato non ha commesso il fatto, perché il fatto non sussiste” ai sensi dell’art. 530 c.p.p. Risulta evidente quanto possa essere quindi importante, al fine della tutela dell’immagine e dell’onore nonchè il rispetto personale o professionale di un individuo, che il motore di ricerca non restituisca dei risultati abbinati al proprio nominativo che siano inesatti o non veritieri o ancora obsoleti e/o non aggiornati. 

La vicenda inerente alla pronuncia della Cassazione

Il caso di specie riguarda un fallimento. Il soggetto interessato chiedeva al motore di ricerca Yahoo la cancellazione del proprio nome dai risultati della ricerca effettuata sul motore di ricerca. Yahoo però si opponeva, dichiarando di non essere titolare del trattamento, e così l’interessato faceva istanza di reclamo e rimozione al Garante PrivacyDopo varie impugnative, il procedimento arriva in Cassazione dove, la vicenda si assesta con la pronuncia che conferma “la potestà amministrativa dell’Autorità Garante ad agire nei confronti della controllata italiana e a provvedere direttamente nei confronti della società estera, in virtù della funzione del motore di ricerca e per il fatto che a questi fini non rileva la sede societaria ma il luogo della raccolta pubblicitaria – nel caso di specie. ovviamente, l’Italia.”

Le conclusioni che si possono trarre

Orbene, a seguito del procedimento e della pronuncia della Cassazione è chiaro ormai il ruolo che hanno le Autorità Garanti nazionali. Quello di ottenere provvedimenti funzionali alle esigenze dei singoli, con costi e tempi accettabili ma non ottenendo però la cancellazione.

 

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