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Catfishing, come proteggere la reputazione

Si sente parlare spesso con l’avvento dei social e con la conseguente digitalizzazione delle interazioni del fenomeno del catfishing, ma in concreto cosa è?

In primo luogo analizziamo l’origine del lemma catfishing, questo ha assunto significato a seguito del noto programma su MTV lanciato nel 2012 che aveva il nome di “catfish”.

Ebbene, il catfishing non è altro che la circostanza in cui un soggetto usa immagini e dati di un’altra persona per creare una nuova identità, in poche parole finge di essere qualcun altro. Sotto il profilo penale questo comportamento integra il reato di sostituzione di persona, per questo motivo se ci accorgiamo che sui social c’è un account con i nostri dati personali e le nostre foto è sempre bene denunciare la cosa alle Autorità competenti e rivolgersi, per una maggiore sicurezza ad un legale. Ad ogni modo gli account social, siano questi su Facebook, Instagram o Twitter etc., che vengono creati al solo scopo possono danneggiare la reputazione online ed anche quella fisica del reale proprietario dell’identità. Questo tipo di condotta, è spesso utilizzata per creare delle vere e proprie relazioni a distanza con gli ignari interlocutori, anche per esempio per guadagnarsi la fiducia di quest’ultimo e farsi mandare dei soldi o avere altri vantaggi patrimoniali dalle vittime. 

Quali sono le possibili ragioni del catfishing

Come detto, le persone tendono a costruirsi una falsa identità, utilizzando dati, immagini ed altro di altre persone esistenti per i più svariati motivi, alcuni lo fanno in buona fede, nel senso che si sentono insicuri del proprio aspetto fisico a tal punto che per instaurare relazioni con altre persone hanno bisogno di nascondersi dietro una falsa immagine.  

Altra motivazione, come veniva sempre in rilievo nel programma citato da cui prende il nome il fenomeno, è che il catfishing possa essere fatto per vendetta. Alcuni, infatti, utilizzano il catfishing a danno di ex partner con il solo intento di ferirli emotivamente. Altri ancora, lo fanno con intenti truffaldini, vale a dire, per estorcere denaro guadagnandosi la fiducia della vittima. Nei casi più gravi, il catfishing viene operato congiuntamente alle molestie per massimizzare l’effetto ansiogeno sulle vittime, in questo caso è necessario risalire all’indirizzo IP dell’account social, laddove possibile e denunciare immediatamente la condotta criminosa.

Come individuare un account catfisher

Per prima cosa, è necessario verificare se quel profilo sia falso, i segnali che possiamo cogliere sono qui espressi in modo sintetico ma non esaustivo:

-il profilo ha pochi amici ed è di creazione recente. La prima cosa da controllare è proprio la lista di amici, se il profilo conta meno di 10 amici, ci sono buone possibilità che questo sia falso. Ancora è bene controllare la data di creazione dello stesso, se il profilo è molto recente è possibile che lo stesso sia stato creato ad hoc solo per “agganciarci”.

-tentare di fare una videochiamata. Se stiamo già parlando con il profilo del catfisher, è molto probabile che quest’ultimo si rifiuterà di fare videochiamate per farsi vedere; ancora, lo stesso troverà qualsiasi scusa per eludere un incontro reale.

-quello che raccontano appare sempre molto vago. Di solito, il catfisher cerca di spostare l’attenzione sull’interlocutore e mai su se stesso, per questo tenderà a farvi parlare e di rimando eviterà di dare troppe informazioni su di sé.

Questi sono solo alcuni degli indici per poter individuare un account di catfishing, ovviamente non hanno carattere tassativo.

La normativa italiana e nazionale sul fenomeno del catfishing e sulla sostituzione di persona

Come anticipato, la condotta del catfisher si costituisce del furto dell’identità di qualcun altro e, nei casi più gravi, nell’utilizzazione di questa per commettere reati quali truffa, estorsione, anche a fini sessuali, diffamazione etc. Sul punto, la giurisprudenza della Corte di Cassazione con la pronuncia nr. 9391/2014 ha stabilito che la sola creazione di un profilo falso su Facebook non costituisce reato, tuttavia può essere punito in quanto è contrario alle regole del social network.

È però, indubbio che l’utilizzazione di un account falso riferito ad altra persona esistente ed usato per molestare altri utenti tramite chat, o peggio, per telefono, integri la fattispecie di reato di cui all’art. 494 del codice penale, vale a dire la sostituzione di persona, la cui pena è della reclusione fino ad un anno. Il catfisher può in ogni caso, utilizzare il proprio contatto falso non solo per instaurare relazioni con la vittima, ma solo per pubblicare in gruppi, pagine o sulla propria bacheca informazioni non veritiere e diffamanti per la reputazione dell’interessato, in questo caso è possibile sempre denunciare la condotta alle Autorità competenti e provare, con documenti che accertino la falsità del profilo e la vera identità dello stesso il reato da questi commesso, anche al fine di far valere il proprio diritto alla cancellazione dal web delle notizie non veritiere.

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